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Lincoln nel bardo di George Saunders | Good Book Night

Recensione di Lincoln nel Bardo, vincitore del Man Booker Prize 2017



Note speciali: un libro che disorienta, oltre ogni aspettativa
| Editore: Feltrinelli|Trad.: Cristiana Mennella|  Anno: 2017| pp. 368


Lincoln nel Bardo: di cosa parla?

La guerra civile imperversa, gli scontri mietono vittime ogni giorno da ormai un anno. Una tragedia nazionale che si accompagna a quella intima e personale del Presidente Abraham Lincoln e della moglie Mary, costretti ad affrontare il dramma peggiore di un genitore: sopravvivere al proprio figlio.
Il piccolo Willie, il più giovane, si spegne al piano di sopra mentre la Casa Bianca apre le sue porte ad un ricevimento mondano. Una morte che segna in modo irreversibile Lincoln, che, incapace di accettarla, si reca di notte al cimitero in cui è stato temporaneamente posto il feretro e culla il suo bambino, come se stesse semplicemente dormendo. Proprio in questo cimitero conosciamo una a una le anime che da pochi anni o da secoli abitano quel mondo a metà tra la terra dei vivi e qualsiasi cosa ci sia dopo. Un luogo sospeso, popolato da donne e uomini incompiuti, incapaci di rassegnarsi alla propria morte, convinti di essere semplicemente malati, in alcuni casi autori in vita di terribili e imperdonabili atti. Solo i bambini non restano a lungo in quel luogo, e, le poche volte che accade, il loro destino è terribile, peggiore perfino della morte stessa. Proprio per questo, quando l'anima di Willie sosta in quel velo e inizia a logorarsi, tre anime decidono di intervenire e aiutare lui, e il padre affranto, a passare oltre.

Una trappola. Un’orribile trappola. Che scatta quando nasci. Prima o poi l’ultimo giorno arriva. Il giorno in cui devi uscire dal tuo corpo. Ed è già brutto. Poi metti al mondo un bambino. I termini della trappola si inaspriscono. Anche quel bambino dovrà andarsene. Ogni piacere sarà guastato da quella consapevolezza. Ma noi sempre speranzosi ce lo scordiamo.
Lincoln nel Bardo di George Saunders, p.123

Recensione

Lincoln nel Bardo è senz'altro uno dei libri più estranianti che io abbia mai letto. Di George Saunders, autore di racconti, non avevo letto mai nulla, ma ero preparata a leggere un libro storico dai toni surreali. La struttura corale - i capitoli in prima persona che raccontano le vicende terrene delle anime bloccate si alternano ai capitoli in cui la storia principale viene narrata a più voci dai presenti - mi ha destabilizzata. Mi rendo conto che questa scelta abbia un forte significato narrativo, ma da lettrice mi ha allontanata dai personaggi, non mi ha permesso di sentirmi realmente coinvolta. Ecco, il punto è che mi sono sentita una spettatrice a teatro di fronte al dolore di Lincoln, all'incomprensione di Willie e di altre anime della propria condizione.

 Il nodo alla gola, quello che stringe e mi fa girare l'ultima pagina di un libro con un sospiro, si è perso in quella baraonda di voci.

Ciò che, invece, mi è piaciuto di questo romanzo è la scelta di Saunders di focalizzarsi sul dolore del padre, non su quello della madre, come spesso avviene. Una sofferenza sorda, imbarazzante quasi per chi vi assiste, che mette a nudo un'anima maschile come pochi romanzi sanno fare.

Cos'è il Bardo?

Me lo sono chiesta anch'io, non avendone mai sentito parlare (o almeno, ne conoscevo il significato nella cultura celtica, ma non aveva molto senso). Così ho fatto un po' di ricerche e ho scoperto che si tratta dello stato in cui, secondo la religione buddista, sostano le anime dopo la separazione dal corpo, nel periodo tra la morte e la propria rinascita. Le coscienze bloccate nel bardo, come viene spiegato sul sito Tibetan Medicine, vivono una continua sofferenza per la mancata accettazione del proprio trapasso (nel libro di George Saunders le anime sono convinte di essere semplicemente malate e che da un momento all'altro potranno tornare alla vita di prima), alla famiglia che hanno lasciato o comunque ai propri averi terreni. Questo ostacola la loro reincarnazione e dipende dal karma, in particolare, della vita precedente.
La scelta di questo tema non stupisce: Saunders è uno studioso del buddismo Nyingma. Nell'intervista rilasciata a Ennio Ranaboldo per L'Indice dichiara:

Ebbene, sono un buddhista e un ex-cattolico o forse oggi sono un buddista-cattolico. L’idea che trovo intrigante è che il momento della nostra morte non sarà – non potrà essere – molto diverso da questo momento qui ed ora. Le nostre menti e le nostre abitudini continueranno.

Man Booker Prize 2017

Come avrete sicuramente letto, Lincoln nel Bardo ha vinto quest'anno il Man Booker Prize, premio che viene assegnato al miglior romanzo pubblicato in lingua inglese. Nella rosa dei candidati c'erano libri che stanno riscuotendo grande successo come 4, 3, 2, 1 di Paul Auster, Exit West di Mohsin Ahmid (entrambi nella mia TBR) e, in longlist, La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

Lista completa Booker Prize (shortlist e longlist)


  • 4 3 2 1 di Paul Auster (Einaudi)
  • Storia dei miei lupi di Emily Fridlund (in Italia verrà pubblicato prossimamente dalla DeA)
  • Exit West di Mohsin Hamid (Einaudi)
  • Elmet di Fiona Mosley (romanzo d'esordio, non è stato tradotto in Italia)
  • Autumn di Ali Smith (in Italia uscirà ad aprile 2018 con la SUR)


  • Days Without End di Sebastian Barry (di suo in italiano potete leggere Long long way e Il Segreto pubblicati con Instar Libri e Bompiani)
  • Solar Bones di Mike McCormack (non è stato tradotto in Italia)
  • Reservoir 13 di Jon McGregor (non è stato tradotto in Italia, ma dell'autore potete leggere Se nessuno parla di cose meravigliose e Diversi modi per ricominciare, pubblicati da Neri Pozza, o il più recente Neanche i cani edito da Isbn)
  • Il ministero della suprema felicità di Arundhati Roy (Guanda)
  • Home Fire di Kamila Shamsie (non è stato tradotto in Italia, ma la C.E. Ponte alle Grazie ha pubblicato quattro suoi libri: Sale e zafferano, Ombre bruciate, Versi spezzati e Kartografia)
  • Swing Time di Zadie Smith (Mondadori)
  • La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead (Edizioni Sur)



Gli altri libri di George Saunders pubblicati in Italia


  • Bengodi e altri racconti (Minimum Fax 2015)
  • Pastoralia (Einaudi, 2001/ Minimum Fax 2014)
  • L' egoismo è inutile. Elogio della gentilezza (Minimum Fax, 2014)
  • Dieci dicembre (Minimum Fax, 2013)
  • Nel paese della persuasione (Minimum Fax, 2010)
  • Il declino delle guerre civili americane (Einaudi, 2005)
  • I tenacissimi sgrinfi di Frip (Mondadori, 2002)



Su Saunders ho letto commenti e recensioni entusiaste da persone di cui apprezzo il punto di vista, quindi ho finito di leggerlo con il dubbio: "lo avrò frainteso io?".
Il quesito lo giro a voi, che ne pensate?

Buone letture,

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La ghostwriter di Babbo Natale di Alice Basso

Racconto di un insolito Natale per Vani Sarca

copertina la ghostwriter di Babbo Natale



Note speciali: A Torino il Natale lo salva il Grinch!
Ebook gratuito Alice Basso| Editore: Garzanti|  Anno: 2017| pp. 42


Buongiorno! Oggi vi propongo la recensione di un racconto breve scritto da Alice Basso come regalo ai suoi lettori (e come ottimo espediente per far conoscere il suo personaggio a coloro che ancora non sono tali: presente!).
Per chi non la conoscesse, la Basso, oltre a lavorare come traduttrice ed editor, è l'autrice di una serie di romanzi mistery  che hanno come protagonista Silvana, detta Vani, ghostwriter quasi per vocazione.


Recensione

Quando la mattina del 24 dicembre Vani scopre di aver l'influenza, non le sembra vero e sente che potrebbe scoppiare a piangere da un momento all'altro. Di gioia.
Quale scusa migliore per scansare il fatidico cenone in famiglia? Non che lei la sua la detesti, non è nulla di personale. È l'umanità in generale a irritarla. Peccato che nel giro di un paio di botta e risposta al telefono, sua madre trasformi il suo Natale perfetto in un incubo, annunciando l'unica soluzione plausibile.
Alle 20 in punto i parenti che pensava di riuscire a evitare fino a dopo Santo Stefano invadono senza troppe cerimonie il suo miniappartamento. Muniti di pentole, tupperware pieni di cibo di ogni sorta, aria schifata (sua sorella), mutismo strategico (suo padre) e la forza di un tornado (sua madre). A Vani non resta che trangugiare la cena, cercando una scusa per buttarli fuori prima possibile e godersi la sua amata solitudine conquistata mesi prima, quando grazie al lavoro di ghostwriter è finalmente riuscita a pagarsi un affitto. Stanno giusto terminando (cena e battibecchi) quando vengono interrotti da un baccano improvviso proveniente dal piano di sopra.
Pur di prendere una boccata d'aria, Vani sceglie di andare su e bussare alla vicina, di cui sa pochissimo: ha un cognome, nome non pervenuto e una figlia di 7 anni piuttosto taciturna. Quando la porta della signora Cossato si apre, si trova davanti una stanza piena di adulti intenti a discutere e bambini che sfrecciano alla velocità della luce in ogni dove o sono impegnati a tirarsi i capelli. L'inferno in terra.
La vicina si scusa e le fa intendere che non vuole disturbarla con i loro problemi, ma Vani si ricorda che anche al piano di sotto la situazione non è proprio paradisiaca e decide quindi che interagire con quegli esseri umani non è in fondo una pessima idea.
Il chiasso, le spiega la signora Cossato, è dovuto alla sparizione del regalo di uno dei bambini dalla stanza. Un vero e proprio "delitto a porta chiusa".

Con l'esperienza dettata da centinaia di gialli letti, tradotti o scritti per altri, e un talento particolare, quello di  comprendere le menti altrui e dare "voce" ai loro pensieri sulla carta, tocca a Vani Sarca, il Grinch di Torino, salvare il Natale.

Mi chiamo Vani Sarca e mi fa schifo tutto, da quando sono nata. Non ho nemmeno mai amato i miei compagni di scuola, dei miei rapporti con la famiglia si è appena avuto un assaggio, gli esseri umani tutti mi danno fastidio, il mondo mi disturba.
Sto bene da sola che poi significa coi miei libri, che poi significa che da sola non sono davvero mai.
La ghostwriter di Babbo Natale, Alice Basso, p. 3

Impossibile non adorarla. Ho capito che avrei amato questo racconto e Vani Sarca esattamente dopo queste righe. Sarcastica, misantropa, piuttosto brillante e probabilmente più sensibile di quanto lei stessa creda. Ho immediatamente sentito una forte empatia nei suoi confronti e per il suo modo di vedere il mondo.
La scrittura di Alice Basso è scorrevole, frizzante, perfettamente in linea con il suo personaggio principale.
Non so voi, ma io avevo già  i suoi libri nella mia lista TBR e sono adesso ancora più convinta di leggere la serie di romanzi di cui questo racconto è uno spinoff!

Potete leggere gratis l'ebook "La ghostwriter di Babbo Natale", scaricandolo direttamente sul vostro kindle o kobo dallo store oppure dai vari siti, accedendo al vostro account. Personalmente ho trovato molto più comoda la prima soluzione.

Gli altri libri di Alice Basso



  • L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015)
  • Scrivere è un mestiere pericoloso (2016)
  • Non ditelo allo scrittore (2017)


Buone letture,
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La profezia Oscura - Rick Riordan

Le sfide di Apollo - La profezia oscura di Rick Riordan



Note speciali: Cronaca della fine di una storia
Lullaby: Cartoon Heroes degli Aqua (immaginate Apollo che la canta xD)
Editore: Mondadori|Trad. Baldinucci-Melosi|  Anno: 2017|pp.328



Le reti possono essere delle trappole.Ma possono anche essere delle reti di sicurezza. Devi solo capire quando saltare.
Le sfide di Apollo - La profezia oscura, Rick Riordan, p.150


Ho aspettato un po' per leggere "La profezia oscura". Il libro è uscito a maggio, ma allora avevo altro da leggere e poi ho dovuto attendere che rientrasse dal prestito nella mia biblioteca. Non compro mai tutti i libri che leggo, tanto meno quelli che fanno parte di saghe lunghissime che non ho intenzione di avere per intero nella mia libreria. Della saga di Riordan, forse (e dico forse) avrei comprato solo "Gli eroi dell'Olimpo" (quella dove semidei greci e romani si incontrano per la prima volta), ma sicuramente non "Le sfide di Apollo" di cui fa appunto parte "La profezia oscura", sequel de "L'Oracolo nascosto". Allora perché lo hai letto? Perché, nonostante io invidi profondamente chi non soffre della sindrome da lettore seriale, non riesco a mollare così facilmente le vicende dei personaggi, anche se ho iniziato a seguirli moltissimi anni prima. Magari le cose stanno cambiando, ve ne parlerò dopo.

Proprio così, caro lettore.
Io il passeggero più importante, il giovane che un tempo era stato il glorioso dio Apollo, ero costretto a sedere in fondo al drago.
Le sfide di Apollo - La profezia oscura, Rick Riordan, p.8


Apollo è ancora un povero, brufoloso, privo di poteri mortale di nome Lester Papadopoulos. Dovrà affrontare ogni sfida, come i semidei che per anni ha spinto a imprese impossibili, se vuole che Zeus lo riporti al suo stato divino. La sua missione: quella di liberare gli Oracoli dalla minaccia del triumvirato, tre imperatori romani che intendono dare il via a una nuova era e mettere fine al dominio degli dei. Dopo Nerone, stavolta Apollo dovrà affrontare una sua vecchia conoscenza: Commodo, che prova un odio profondo e molto personale verso il dio del Sole. Il destino del mondo è nelle mani di un ex divinità egocentrica trasformata in un adolescente. Fortuna, che al suo fianco avrà Leo Valdez e Calipso ad aiutarlo e di tanto in tanto prenderlo a calci.


Chi non è un lettore seriale difficilmente può capire, ma solitamente io non ho difficoltà a ricordare cosa è accaduto nei libri precedenti, entrare immediatamente nel clima della saga. Riordan è un'eccezione. Per quanto le avventure di Percy, Annabeth, Jason, Piper, Nico mi divertissero, ho sempre trovato i suoi libri estremamente caotici
In particolare, la situazione è peggiorata drasticamente quando ha allargato il panorama divino al mondo romano: i mostri - già troppi - si sono moltiplicati a livello esponenziale insieme alle divinità minori citate, gli orizzonti geografici in cui si svolgono le vicende si è allargato a dismisura. Non è che io non abbia mai avuto a che fare con saghe piene zeppe di personaggi, ma Riordan mi mette davvero in difficoltà. Più che ricca, la saga mi sembra affollata. Se poi penso che in questo libro fa anche accenno a un nuovo pantheon divino e potrebbe approfondirlo in seguito, ho i brividi.

Avanzammo a fatica verso l'estremità opposta del canale.
Se avete mai provato a camminare immersi in un torrente rapido, sapete quanto sia difficile. Ma se ci avete provato, posso chiedervi perché?
Le sfide di Apollo - La profezia oscura, Rick Riordan,p.166

Di positivo ho sempre apprezzato l'ironia dei dialoghi e l'approccio egocentrico di Apollo alla sua nuova vita, in un certo senso, è un divertente commento fuori campo come quando davanti a un film horror dal divano gridate "no, quella porta no!". D'altra parte, sono pochissimi i personaggi di cui è facile riconoscere "la voce" e non ditemi "è un libro per bambini", perché anche Harry Potter lo è. Sicuramente, credo potrebbe avvicinare i bambini e i ragazzi alla mitologia (che io amo alla follia), ma consiglierei soprattutto la prima saga: molto più lineare e chiara nelle vicende.

In conclusione, con "La profezia oscura" credo si chiuda il mio rapporto da lettrice con Rick Riordan e i suoi semidei. L'ho sempre considerato una lettura più che altro divertente e rilassante, ma mi sa che, come direbbe la Cinquetti, "non ho (più) l'età".

Ci sono serie che non riuscite proprio a mollare, nonostante non facciano più tanto per voi?


Angie


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#LettoInUnaNotte C'è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie

Rubrica "LETTO IN UNA NOTTE"
C'è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie





Buongiorno Lettori! Oggi inauguro una nuova rubrica "Letto in una notte", dedicata, come è facile capire, ai libri che divoro nel giro di una serata/notte.


Editore: Mondadori| Anno: 2010 - Prima pubblicazione: 1942| pp.149




L'onore dell'inaugurazione va niente di meno che ad Agatha Christie e al suo "C'è un cadavere in biblioteca". Avevo deciso di leggere qualcosa di suo in vista per rivivere un po' l'atmosfera dei suoi romanzi in vista del film tratto da "Assassinio sull'Orient Express" che uscirà il 6 dicembre nelle sale italiane. Non è stata una scelta felicissima: tra due o tre che avevo sotto mano, mi sono fatta guidare più dalla copertina che dalla sinossi in sé.

Ma davvero, Dolly, stavi sognando, ecco tutto. È per via di quel giallo che stavi leggendo...The clue of the Broken Match. Sai... Lord Edgbaston trova una splendida bionda morta sul tappeto della biblioteca.Nei libri i cadaveri si rinvengono sempre nelle biblioteche. Nella vita di tutti i giorni non mi risulta che sia mai successo.
C'è un cadavere in biblioteca, Agatha Christie, p. 7

La biblioteca è quella dei coniugi Bantry, il colonnello Arthur e sua moglie Dolly, che una mattina vengono svegliati di soprassalto dalla cameriera in lacrime. In un primo momento credono di aver capito male: come può esserci una donna morta nella loro biblioteca, se non hanno avuto ospiti la sera precedente?
La servitù è in subbuglio. Il piccolo paese di St. Mead inizia subito a mormorare lo scandalo: una giovane e bella sconosciuta, dai vestiti consunti ma appariscenti, non può che destare stupore. Nessuno, d'altronde, crede davvero che i Bantry e, soprattutto, il colonnello davvero non sappia chi sia. Tanto più, quando si scopre che proprio qualche sera prima si era recato a cena all'Hotel Majestic, dove la vittima - Ruby Keene - lavorava come ballerina insieme alla cugina  e dove alloggia anche un amico di famiglia, molto vicino alla ragazza.
Chi non mette per un momento in dubbio l'innocenza dell'uomo è la moglie, che, anche esaltata all'idea di poter indagare su un omicidio avvenuto in casa propria e desiderosa di mettere a tacere i pettegoli, ricorre alla massima esperta sul campo della zona: Miss Jane Marple. Il suo segreto? Il rifiuto ostinato di credere al prossimo.

Miss Marple vs Hercule Poirot


L'intreccio è quello tipicamente "domestico" dei racconti di cui è protagonista Miss Marple, nel senso che le indagini scandagliano realtà del piccolo paese, segreti famigliari, situazioni matrimoniali. La Marple, che viene consultata quasi fosse una maga di paese con una particolare attitudine all'investigazione, nel romanzo parla poco e compare in modo intenso quasi sulla fine (ci sono infatti altri due detective a condurre ufficialmente le indagini). Eppure, tutti parlano di lei: bene, male, scorgendola di sfuggita nella hall dell'hotel. Lei c'è, ma si vede poco e, intanto, in silenzio e dietro le quinte osserva tutto e tutti, cogliendo particolari che chi si è buttato nella mischia non individua.

Vi piacciono i racconti polizieschi? A me sì. Li leggo tutti e mi sono fatto fare l'autografo da Dorothy Sayers, Agatha Christie, Dieckson Carr e H.C. Bailey.
C'è un cadavere in biblioteca, Agatha Christie, p. 46

Devo essere sincera, della Christie ho letto un po' di romanzi e anche di racconti, ma preferisco di gran lunga quelli in cui il detective protagonista è Hercule Poirot. La Marple, la "zitella" come la chiamano a mezza voce gli altri, è senza dubbio meno brillante, meno incisiva come personaggio e meno simpatica, persino. Poirot indaga con pacifico genio, la Marple più che incastrare i colpevoli sembra volerli bacchettare. In più, questo romanzo è un po' meno riuscito a mio parere come trama rispetto, ad esempio,  a "Gli elefanti hanno buona memoria", sempre con la Marple al comando.

Detto ciò, si finisce in una notte. Una lettura veloce, perfetta prima di andare a letto. 

Consigli non richiesti

Vi lascio tre titoli, due particolarmente famosi, ma non si sa mai!
  •  "Assassinio sull'Orient Express", uno dei primi libri che ho letto in lingua. Vi farò sapere del confronto con il film a dicembre :)
  •  "Dieci piccoli indiani"
  •  "Appuntamento con la paura", una raccolta di racconti che vede come protagonisti sia Poirot che Miss Marple.
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La ballata delle acciughe di Dario Vergassola

La ballata delle acciughe di Dario Vergassola


La-ballata-delle-acciughe-Dario-Vergassola-copertina




Avvertenze speciali: Qui mi sa che le uniche sane di mente sono le acciughe
Lullaby: "California" dei Phantom Planet
Editore: Mondadori| Anno: 2014| pp.125


Buongiorno Lettori! Oggi parlerò di un libro comprato quest'estate, quando erano in corso gli IBSDays e il mio carrello virtuale si è riempito di 7-8 libri che ancora devo smaltire, dato che, tanto per cambiare, poi ho letto altro. Nel pieno rispetto della legge sugli acquisti istintivo-compulsivi di libri, diciamo.

Al Bar Pavone i clienti, il barista e i seccatori che iniziano a perdere qualche rotella sono sempre gli stessi da più o meno vent'anni. C'è il barista Gigi, detto Gigipedia, che non sa quasi tutto, ma proprio tutto. C'è Giulianone, che racconta di essere stato rapito dagli UFO e di aver riparato la loro astronave. I fratelli Chiappa, tre energumeni, che sembrano la versione nerboruta dei gemelli Pinco Panco e Panco Pinco + 1. Albé e Lucio, impegnati in un'epica quanto infinita partita di biliardo. Ansia, noto anche con il nome di "Malattie Imbarazzanti", ipocondriaco cronico e dispensatore generoso di farmaci e rimedi per la qualunque. Gino, che da giovane voleva fare il musicista, ma poi ha incontrato Luisa, da allora definita la Yoko Ono di Bonassola.
E poi c'era Michele, l'unico ad essere andato via da quel paesino, per diventare giornalista musicale nella capitale. Insieme a Gino aveva fondato anni prima un duo, "I Pelandroni", e proprio a lui lascia un incarico singolare nel testamento: un viaggio a Woodstock con l'impegno di girare un documentario da proiettare nel bar al suo ritorno.

La Spezia - Woodstock A/R


Harley-Davidson-strada-viaggio-USA
Ambientato tra un piccolo paesino di La Spezia tutto bar, amicizie che durano dall'asilo e matrimoni nati a distanza di un paio di km al massimo e le immense strade degli USA, "La ballata delle acciughe" mantiene dall'inizio alla fine la struttura del binomio che si può leggere nel continuo confronto che Gino, durante il viaggio, fa tra la sua infanzia poverissima ma felice e una vita adulta ricca forse a livello materiale ma piuttosto rassegnata. La ritroviamo in quel pavone in ferro battuto in stile liberty che fregia il cancello d'ingresso del bar, circondato da una periferia grigia e desolante. L'elemento persiste anche nella struttura: si alternano i capitoli dal punto di vista della combriccola strampalata stazionata al bar per seguire gli spostamenti dell'amico oltreoceano e quelli che, appunto, raccontano il suo viaggio verso Woodstock.

Tutto intorno, dai nuovi edifici che circondano il bar, anonimi portoni e moderne finestre fatti di feroce alluminio anodizzato guardano il pennuto liberty di ferro come un leone distratto guarda un'antilope zoppa.
La ballata delle acciughe, Dario Vergassola, p. 9

La ballata della nostalgia


Elemento collante: la nostalgia. Dei tempi passati, del mito americano fatto di Harley Davidson, lunghe strade polverose e musicisti strafatti. Al traguardo, la meta leggendaria, che risulterà piuttosto una
Festival-Woodstock-Discorso-Swami
delusione: anche lì non resta altro che la magnificenza di un ricordo e qualche sciacallo che ne approfitta a discapito dell'italiano medio e un po' credulone.

Ora, il viaggio di Gino è un po' quello del lettore. Che si districa fino alla fine tra scene surreali popolate di acciughe parlanti più sagge degli umani che sono costrette a tollerare dal bancone del bar, incontri con gli UFO e momenti di riflessione quasi mistica alla Stefano Benni. Leggendo, si cerca disperatamente un messaggio finale che però non c'è (a differenza delle storie di Benni, che piaccia o meno l'autore). Non va oltre qualche riflessione buttata qua e là sull'inquinamento e il viver male. Persino alla fine, quando Gino sembra aver compreso il significato di quel lascito di Michele, tutto sfuma nel nulla.

Finalmente dopo anni di discorsi fatti nelle serate al bar, dopo le innumerevoli visioni del concerto proiettato al cinema Arsenale, dopo ore di ascolto in macchina delle musiche che avevano fatto la storia del rock, Gino scese dalla macchina con la telecamera accesa e filmò il nulla.
La ballata delle acciughe, Dario Vergassola, p. 101

A Dario Vergassola, comico e cantautore, va il merito dell'ilarità dei suoi personaggi da bar, nei quali viene fuori la sua vena da cabarettista e dà il meglio di sé. Più in là non vanno. Sotto il titolo, la copertina reca la dizione "romanzo", ma di questo gli manca la forza narrativa
In fondo, il titolo stesso racconta molto meglio quello che questo libro è davvero: una ballata
Serena, scanzonata e forse un po' brilla.



Angie

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Il serpente dell'Essex di Sarah Perry


covert Il serpente dell'Essex Sarah Perry

Recensione Il serpente dell'Essex, Sarah Perry (Neri Pozza)

Lullaby: Theme della serie tv "Sherlock"



"Il serpente dell'Essex" è il secondo romanzo di Sarah Perry, autrice britannica che nel 2014 ha esordito con "After me comes the flood" (non tradotto in Italia).

Nella Londra di fine '800 Mrs Seaborne ha da poco sepolto il marito Michael, un compagno violento e abusivo.  Insofferente alle imposizioni sociali, che la vorrebbero una vedova affranta, stretta in abiti pomposi e dedita a coltivare il proprio dolore, Cora decide di abbandonare la città e visitare Colchester, una cittadina nella contea dell'Essex, per coltivare la passione naturalista sulle orme della sua grande musa ispiratrice: la paleontologa Mary Anning.

Ad accompagnarla il figlio Francis, un ragazzino taciturno e stravagante che ama collezionare piccoli oggetti, e Martha, proveniente da una famiglia dai radicati valori socialisti e assunta anni prima come tata del bambino, divenuta negli anni una carissima amica di Cora.

Giunta nell'Essex, abbandonati abiti e modi da nobildonna che l'hanno sempre messa a disagio, viene per la prima volta a conoscenza di una diceria che ha preso piede tra i popolani e terrorizza i villaggi insediati lungo il fiume Blackwater: un mostro dalle grandi ali nere, assetato di sangue, si nasconde nelle paludi salmastre e ha già fatto tre vittime. 
Pamphlet 1669 sul mito del serpente dell'Essex  conservato alla British Library in "Companion into Essex"
Pamphlet del 1669 ("Companion Into Essex", British Library)
che ha ispirato l'idea del libro "Il serpente dell'Essex"
Per gli abitanti del luogo è un segno dell'ira divina; qualcuno ha peccato e il serpente - che non appare per la prima volta in quelle terre - è stato inviato come monito e punizione. Cora Seaborne è di tutt'altro avviso: sa bene come la Terra sia popolata da specie ancora sconosciute e, in alcuni casi, credute perdute secoli prima. Più che di competenza dei curatori di anime, la questione le sembra di interesse del British Museum.

Grazie a due amici di vecchia data,  gli Ambrose, entra in contatto con la famiglia Ransom: William, il vicario del luogo, Stella, la sua bellissima e cagionevole moglie, e i loro tre figli. La comunità in cui vivono è terrorizzata dal serpente che vive nelle acque del Blackwater: nessuno si avvicina più alle sue rive dopo il tramonto e ai bambini non viene permesso di giocare fuori casa quando fa buio. Qualcuno prova persino rituali pagani per allontanare il mostro. Ma William non ha alcuna intenzione di supportare queste dicerie, sintomo di ignoranza, più che di fede.

Tra fede, ragione e sentimento


Le sue opinioni si incontreranno e scontreranno con quelle di Cora, emblemi di due correnti di pensiero che forse si credono più distanti di quello che sono realmente. Paradossalmente è Cora, la donna razionale, anticonvenzionale e controcorrente a credere - a suo modo, ovviamente - all'esistenza del serpente, mentre William, l'uomo di fede, si rifiuta di dare corso a quelle dicerie e tenta in ogni modo di soffocarle.

"Pensate - pensate davvero intendo - che esistano solo due alternative? Che la fede escluda la ragione, e viceversa?"
Il serpente dell'Essex, Sarah Perry

Quanto al lettore, è inevitabilmente pronto a parteggiare ora per William ora per Cora. Spinto di continuo dall'abile narrazione di Sarah Perry a credere che il serpente esista e, subito dopo, che sia solo frutto di fervida immaginazione (o di un estremo senso di colpa). Ho cambiato idea almeno cinque volte. La verità sul mostro - e sul romanzo: è un fantasy sì o no? Me lo so sono chiesta altrettante volte - sarà però svelata solo alla fine. 


"Non siete come vi avevo immaginata" le disse ancora
"Nemmeno voi " rispose Cora guardandolo negli occhi mentre cercava di resistere a un curioso attacco di timidezza. [...] "No, nemmeno voi: avevo immaginato un parroco grasso e pomposo, con una moglie magrissima e fragile e dei figli devoti all'eccesso"
Il serpente dell'Essex, Sarah Perry

Sarah Perry autrice Il serpente dell'Essex Foto di Jamie Drew
Sarah Perry © Jamie Drew
Il finale è tutt'altro che scontato, al di là del mistero che si cela tra le acque del Blackwater. Tutte le storie, quella di Martha e delle sue battaglie socialiste, del suo facoltoso amico Spencer e della Peste, il medico che ha assistito il marito di Cora e che ne è profondamente innamorato, di William e della sua amicizia con Cora troveranno una conclusione per nulla scontata. Mi piacciono i libri che non cercano un lieto fine tradizionale a tutti i costi. Questo ha inoltre il merito di non lasciare troppo l'amaro in bocca.


I miti dell'Essex: da dove è nata la leggenda del serpente


Leggendo i commenti finali della scrittrice e la sua biografia ho anche scoperto non che lei stessa è nata nell'Essex e che la leggenda di un serpente cui è ispirato il romanzo ha radici molto lontane. In un'intervista pubblicata sul sito "Il Libraio" ha dichiarato di essere venuta a conoscenza del mito dal marito che in quel periodo stava leggendo un saggio sui miti locali ("Companion Into Essex" secondo quanto dichiarato dall'autrice sul sito della British Library nell'articolo "On the trail of the Essex Serpent")

Un giorno, durante una gita in campagna, siamo passati davanti a un cartello che indicava la cittadina di Henham e mio marito, che in quel periodo stava leggendo un saggio di storia locale, mi chiese se avevo sentito parlare del serpente dell’Essex. Fu lui a raccontarmi che nel 1669 era stato avvistato un mostruoso serpente, che minacciava il villaggio di Henham e l’area circostante.
Sarah Perry su Libraio.it

Buona lettura! :)
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Lo strano viaggio di un oggetto smarrito di Salvatore Basile

cover Lo strano viaggio di un oggetto smarrito Salvatore Basile

Recensione Lo strano viaggio di un oggetto smarrito di Salvatore Basile (Garzanti)

ovvero: ritenta, sarai più fortunato
Lullaby: Comptine d'Un Autre Été

Elena pensò che Michele aveva regalato a quegli oggetti un lieto fine. Ma aveva smesso di cercarlo e sperarlo per se stesso.
Lo strano caso di un oggetto smarrito, Salvatore Basile



Le ferie sono finite ed è arrivato il momento di parlarvi dei libri letti durante le mie vacanze: uno al mare e uno la sera prima di andare a dormire e che ancora devo finire (Il serpente dell'Essex di Sarah Perry).
Quello di Salvatore Basile è stato il mio libro da ombrellone, e, per inciso, se l'è vista piuttosto brutta durante una mareggiata improvvisa (sono stati attimi di panico!).

I protagonisti, Michele, Elena e Luce (la incontriamo solo a metà libro ma secondo me è fondamentale) in un modo o nell'altro sono reduci, sopravvissuti più o meno bene, da una dolorosa storia di abbandono.

Sulla costa abruzzese, a Miniera di Mare, vive Michele Airone. La sua vita da ferroviere - ha seguito le orme del padre -scorre su binari sempre uguali, scandita da abitudini oggetto di un culto quasi ossessivo: il turno di lavoro, la cena insapore uguale da anni. A trent'anni Michele non ha mai lasciato il suo paesino, né la stazione all'interno della quale si trova il suo alloggio. Il suo unico contatto con il mondo esterno sono i passeggeri che ogni mattina e ogni sera attraversano il piazzale per andare a lavoro o tornare alle proprie case. E gli oggetti che abbandonano sul treno: da anni Michele li raccoglie, li porta a casa e si prende cura di loro, che sono stati dimenticati da tutti proprio come è successo a lui.

Due di questi oggetti porteranno nella sua vita una ventata di cambiamento che inizialmente Michele, diffidente verso il prossimo come suo padre gli ha ben insegnato, proverà ad ostacolare in ogni modo.

Elena piomba in casa sua  per recuperare una bambola, Milù, con un'esuberanza che lascia Michele senza parole. Logorroica, indiscreta, prorompente. Elena rende pericolante ogni muro sicuro costruito con tanto impegno dal ragazzo, che prova a metterla alla porta ripetutamente, nonostante ne sia contemporaneamente attratto. Anche lei ha sofferto e a lungo ha vissuto isolata dal mondo per proteggersi, finché una vecchia promessa fatta alla sorella non l'ha spinta ad alzare la testa e accettare la vita con tutti i suoi colori, che siano belli o brutti, vivaci o spenti.

Insomma, Michele, è importante sapere di che colore sei, così ti accosti solo ai colori che si intonano al tuo.
Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, Salvatore Basile

Una sera, durante il suo turno d'ispezione dei vagoni, Michele trova un altro oggetto: un quaderno rosso. Il suo cuore si ferma. Non è un semplice oggetto smarrito come quelli che per anni si sono avvicendati su quei sedili e hanno talvolta trovato rifugio in casa di Michele.
Lui conosce bene quel quaderno. Il suo diario di bambino racconta una vita felice nella quale Michele stenta a riconoscersi, che quasi non riesce a ricordare. Anni di dolore lo hanno spinto a spegnere i ricordi sereni, che riaprivano le sue ferite piuttosto che lenirle. I momenti passati con sua madre prima che senza una spiegazione o un addio lasciasse per sempre lui e suo padre. Si era portata via il suo diario con la promessa di restituirlo. Un patto che aveva infranto, come le speranze e la fiducia nel prossimo di Michele.

Con l'aiuto di Elena, Michele parte alla ricerca di sua madre, Laura, scomparsa ormai da 23 anni. Se Michele con lei aveva smarrito se stesso, in questo viaggio non troppo - ma abbastanza - lontano da casa, riuscirà finalmente a ritrovarsi.


Un libro emozionante ma incompleto


Qualcuno nel 2016, anno di pubblicazione, lo ha definito un caso editoriale. Io l'ho trovata una lettura piacevole e per certi versi emozionante: la storia di Michele è sviluppata bene e mi ha commossa. Il suo personaggio suscita empatia, ma questa stessa indagine introspettiva manca, invece, in Elena: un personaggio che ho trovato piatto rispetto a quello di Michele. In più il loro innamoramento fulmineo (plausibile solo nel caso di Michele, in realtà), quasi adolescenziale, che spesso scade in riflessioni smielate, è qualcosa che mi sarei aspettata più in un diverso tipo di romanzo e che non ho gradito.

Mi piace l'idea di un libro che racconta lo straordinario nel quotidiano, una nota che ritroviamo nella storia dell'orso polare che Gianni, il figlio di Luce, cerca sulle montagne di Piana Aquilana, in quei personaggi-comparsa che punteggiano la storia quasi come dei Virgilio improvvisati di Michele. Ricordano un po' i soggetti di Fabio Genovesi, ma il punto è che "Lo strano viaggio di un oggetto smarrito" è un libro in potenza, un "work in progress". Gli manca qualcosa, forse il salto finale per staccarsi da una storia che includa a qualsiasi costo una coppia innamorata.

Da leggere? Sì, se avete voglia di riempire il tempo libero con una lettura poco impegnativa.

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Carve the mark - I predestinati di Veronica Roth

Recensione di Carve the mark - I predestinati dall'autrice della saga Divergent (Mondadori)



cover Carve the mark Veronica Roth

ovvero Quando pensi di avere trovato una nuova OTP, ma poi ti ricordi di Tris e inizi a piangere preventivamente


Guardandola, ebbi la sensazione che pretendesse che il mondo intorno a lei fosse semplice, incluse le persone che lo abitavano. Forse era necessario crederci quando  si portava sulle spalle il fato di un intero pianeta-nazione, ma io avevo imparato che il mondo non diventava come volevi tu solo perché tu ne avevi bisogno.
-Pretendi di dividere le persone tra due estremi. Buone o cattive, affidabili o inaffidabili - risposi - Lo capisco, così è più facile. Ma non è così che funziona la gente.



Per questa recensione credo sia necessaria una premessa: ho letto il libro due volte di seguito per quanto mi è piaciuto. Forse la mia memoria non è freschissima sulla serie Divergent, che ho letto anni fa, ma questo nuovo mondo creato dalla Roth mi è forse piaciuto ancora più di quello della prima saga.

L'universo di Carve the Mark

Nell'Assemblea esistono, politicamente riconosciuti, nove pianeti-nazione. Ognuno con una propria forma di governo, con peculiari tradizioni, con una sua storia.Tutti sono accomunati dalla Corrente, quella forza vitale che scorre in ogni essere umano e che in ognuno di manifesta in modo diverso, con un dono. Su uno di questi pianeti, però, convivono due governi: uno ufficiale, quello di Thuve, e un altro non riconosciuto come soggetto politico, quello degli Shotet, che ambiscono ad essere riconosciuti come nazione a sé stante e per questo vivono in guerriglia perenne con il "coinquilino". I thuvesiti sono un popolo democratico, dedito alla coltivazione dei fiori del silenzio. Gli shotet sono un popolo guerriero con un passato nomade e dominati da una monarchia in mano da tre generazioni alla famiglia Noavek.

Ogni persona ha un proprio destino, ma in pochi sono dotati anche di un fato: un destino previsto alla loro nascita dagli Oracoli dei nove pianeti-nazione che è immutabile. Non tutti sono pronti però ad accettare il proprio, tanto più quando questi fati mettono a rischio il potere conquistato con il sangue e con il dolore. Come nel caso dei Noavek, Ryzek e Cyra il cui donocorrente è una benedizione per il fratello che lo sfrutta abilmente per punire i propri nemici e mantenere un regime di terrore. Incurante del dolore che usare il proprio donocorrente procuri alla sorella.

Ma mio fratello non pensava a me come a un generale, questo lo sapevo. I soldati mi chiamavano il Flagello di Ryzek, uno strumento di tortura nelle sue mani; e infatti il modo in cui mi guardava era lo stesso in cui guardava un’arma ben fatta. Ero solo un pugnale per lui.
Cyra Noavek in Carve the Mark, Veronica Roth, p. 74

I personaggi

Cyra Noavek è una shotet. Akos Kereseth un thuvesita che durante un'incursione degli shotet oltre la Divisione che separa i due popoli viene rapito insieme al fratello proprio dagli uomini al servizio dell'odiata famiglia Noavek. Due predestinati, così vengono chiamati coloro dotati di un Fato, che scopriranno di imparare a fidarsi dell'altro per mettere in salvo se stessi e le persone cui tengono.

-Non hai portato qualche veleno, per caso? - chiesi senza staccare gli occhi da mio fratello - Potrei provare a versarlo nel bicchiere.
-Se ce lo avessi non te lo darei - lo guardai incredula, per cui proseguì - è ancora l’unico che può guarire Eijeh. Dopo che l’avrà fatto, lo avvelenerò io con una canzone sulle labbra.
-Nessuno sa essere ossessivo quanto te, Kereseth. Il tuo compito mentre sono via è comporre la canzone dell’avvelenamento, così quando torno me la fai sentire.
Cyra e Akos in Carve the Mark, Veronica Roth, p. 200


Se state pensando a una versione interstellare di Romeo e Giulietta, toglietevelo dalla testa. Cyra Noavek è uno dei personaggi femminili più belli che io abbia mai trovato in un fantasy. Tris Prior, secondo me, non regge neanche lontanamente il confronto.

Era tutta muscoli, Cyra Noavek, e ben poco di superfluo. Ma dentro andava ammorbidendosi, come un pugno che stava imparando ad aprirsi.
Carve the Mark, Veronica Roth, p. 231


"Carve the mark" è uno di quei libri fantasy che amo perché sono totalmente "immersivi". Tanti piccoli dettagli permettono al lettore di entrare nel modo di pensare dei personaggi, di tutti loro, nella forma mentis del loro universo. Le unità di misura, le lingue diverse per ogni popolo, l'interpretazione di cosa sia la Corrente che cambia su ogni pianeta-nazione da una visione religiosa a una più fisica del fenomeno, le tradizioni contemporanee dettate da una lunga tradizione storica che influenza anche stile di vita e modi di agire dei personaggi. 

Carve the Mark vs Divergent

Certamente, il confronto con i precedenti libri di Veronica Roth è inevitabile. Ad esempio gli esiliati, cacciati da Shotet, ricordano molto gli esclusi di Divergent e il personaggio di Sifa Kereseth, madre di Akos e Oracolo di Thuve, ricorda molto quello di Evelyn, la mamma di Four/Tobias per carattere, comportamento ambiguo. 

Cosa ci aspetta nel sequel?

Il finale è ovviamente aperto con tante allusioni che lasciano il lettore con parecchi dubbi irrisolti: perché Akos reca un nome di origine shotet e sa parlare così bene la loro lingua - la lingua della rivelazione - in maniera innata, chi è Cyra se non una Noavek? E queste scoperte in che modo influenzano quello che crediamo di sapere sui loro fati?

Carve the Mark è il primo di una saga di due capitoli. Del sequel, ahimé, non si sa assolutamente nulla, tranne che uscirà negli USA l'anno prossimo e che concluderà la storia.

Vi lascio anche il Booktrailer realizzato dalla HarperCollins U e il video della finale del Carve The Mark Costume Challenge con i costumi che alcuni designers hanno realizzato a partire dal libro  :)


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#Libri&PopCorn Pomodori verdi fritti al Caffé di Whistle Stop di Fannie Flagg

cover Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop Fannie Flagg




Pomodori verdi fritti al Caffé di Whistle Stop, Fannie Flagg, (BUR) - ebook preso in prestito su Emilib

Avvertenze speciali: Molto più di una storia d'amore, di un giallo o di qualsiasi altra cosa stiate pensando


I Threadgoode vivono a Whistle Stop, un paesino vicino Birmingham in Alabama. Uno di quelli che vivono e muoiono attorno alla linea ferroviaria che lo attraversa, in cui tutti sanno tutto di tutti. Non è un caso che la loro storia ci venga raccontata in parte da Dot Weems, che lavora alle poste e dal suo ufficio tiene d'occhio tutti i concittadini, facendo non raramente da tramite per le comunicazioni ufficiali di tutto il paese. A completare il suo racconto, a distanza di sessant'anni, è Virginia Threadgoode, detta Ninny, dalla casa di riposo "Rose Terrace" dove con le sue storie colme di nostalgia aiuta Evelyn Couch, nuora annoiata in visita di un'altra ospite, a superare la propria crisi.

La narrazione parte dal giugno 1929, quando Idgie Threadgoode e Ruth Jamison aprono il Caffè di Whistlestop. Ad aiutarle in cucina ci sono Sipsey, donna di colore che lavora per i Threadgoode da quando è poco più che una bambina, il figlio Big George e sua moglie Onzell. Questo caffé, dove si servono pomodori verdi fritti, è il fulcro di tutto il romanzo, la partenza e spesso la fine di tutte le storie che racconta, avanti e indietro nel tempo nelle vite dei diversi personaggi. 

Whistle Stop è una finestra su una Birmingham degli anni '30 (dove la Flagg nasce invece nel '44), che più tardi fu definita da Martin Luther King come "la città più segregata d'America".Ce ne rendiamo conto quando Idgie è costretta a far mangiare i clienti di colore sul retro e riceve comunque una cordiale visita dello sceriffo che la mette in guardia su come certa gente sia infastidita dalle sue scelte. Ma il ku klux clan locale a Idgie fa solo ridere. Conosce bene le scarpe che spuntano dalle tuniche bianche, comprese quelle dello sceriffo e degli altri del "Club dei cetrioli sottaceto" di cui lei stessa fa parte fin da bambina. Gli stessi con cui va a pesca, che frequentano il suo Caffé, che fanno i complimenti a Sipsey, la governante di colore, per le sue ricette e a Big George, suo figlio, per il barbecue. Il cibo  mette d'accordo tutti ed è un filo rosso lungo tutto il romanzo (come in altri della Flagg insieme al tema LGBT), un insaporitore dei ricordi di Ninny, il problema di Evelyn che nei dolci trova un surrogato della sua insoddisfazione. 
Cosa pensi l'anticonformista e diretta Idgie del Ku Klux clan ce lo dice a malapena una volta, ma tante piccole scene come queste inserite di tanto in tanto dall'autrice ci fanno riflettere su quel "razzismo di paese" che a volte si maschera da innocuo ma non lo è - e porta quasi alla sedia elettrica il povero Big George - solo perché accompagnato e smussato da pensieri del tipo "lui però è una brava persona in fondo". Gli altri, invece, brucino pure.

Idgie accese la sua Camel e sorrise. "Ti dirò una cosa, Grady. La prossima volta che queste persone verranno qui, per esempio Jack Butts, Wilbur Weems, Pete Tidwell, chiederò loro come mai non hanno abbastanza sale in zucca da cambiarsi le scarpe, se non vogliono essere riconosciuti quando camminano in tondo in una delle vostre assurde parate"
"Aspetta un momento, Idgie..."
"Al diavolo, Grady! A chi credi di darla  a bere? Le riconoscerei ovunque quelle tue scarpacce!"
Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, Fannie Flagg, p. 57


Locandina film "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno"
Locandina film "Pomodori verdi fritti alla ferma del treno" (1991)



Al fianco di Idgie, la bella Ruth Jamison e il figlio Buddy, detto Stump. Per capire che il sentimento che le lega va oltre l'amicizia, dobbiamo andare un bel po' avanti nel romanzo e un paio d'anni indietro nella storia, fino al loro primo incontro. 

Ruth si chinò su di lei e le mormorò, all'orecchio: "Sei un'incantatrice di api, Idgie Threadgoode, una vecchia incantatrice di api..."
Idgie le sorrise e guardò il cielo azzurro che si rifletteva nei suoi occhi . Si sentiva felice come si può essere soltanto quando ci si innamora in tempo d'estate.
                                             Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, Fannie Flagg, p. 88

Un amore che, come molti altri tasselli delle vite dei Threadgoode e di Whistle Stop, l'autrice fa solo intuire, lasciando al lettore il compito e il gusto di ricostruirli attraverso la lettura.
Ad esempio, il caso di omicidio per cui Idgie viene processata due decenni dopo. Veniamo a sapere di questa storia quasi per caso, un indizio disperso nel fiume di parole di Ninny. Poco a poco ne scopriamo un po' di più, senza che diventi mai il filo conduttore della storia. Un dettaglio irrilevante che si perde tra tutti gli altri. Quasi insignificante e trascurabile, esattamente come viene considerato il caso dalla polizia. A nessuno quasi importa che quell'uomo sia morto e, anzi, molti ritengono che sia stata una vera liberazione.



Le vite che Dot e Ninny raccontano sono tante. Il paesino di Whistle Stop prende vita tra le pagine per noi come nella mente di Evelyn quando ascolta le storie di quella che, domenica dopo domenica, è diventata una cara amica. Ripercorriamo vent'anni delle loro vite e alcuni li ritroviamo sul calare del sipario, invecchiati, a volte pieni di nostalgia ma mai di rimorsi. Idgie, Stump, Ruth, Eva, Buddy hanno vissuto fino in fondo, sfidando i pregiudizi, gli ostacoli, i rischi, destini che in alcuni casi sembravano prescritti per loro. E questa forza, a volte dirompente come in Idgie, a volte quieta e tenace come in Ruth, la apprende Evelyn, che a cinquant'anni inizia finalmente a vivere davvero. 
Finché una persona non viene messa alla prova, non si può mai sapere cos'ha in cuore
Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop, Fannie Flagg, p.104


Un libro leggero, ma non superficiale. Denso di storie ma scorrevole. Vi affezionerete a tutti i Threadgoode e ai loro amici, persino a quelli burberi e un po' pettegoli. E come Ninny, direte loro addio, uno alla volta, fino all'ultima pagina. 

L'autrice ha lavorato anche alla sceneggiatura del film che nel 1991 è stato realizzato su questo romanzo. Non l'ho ancora visto, ma le attrici scelte per interpretare Evelyn, Idgie e Ruth sono assolutamente come le ho immaginate leggendo (soprattutto Evelyn!).


P.S.Alla fine del libro trovate anche la ricetta originale dei celebri pomodori verdi fritti con salsa al latte, l'eredità di Whistle Stop giunto alla fine della sua corsa.
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Un quaderno rosa di Stefano Massini


La storia della prima e unica donna del Giro d'Italia


Un quaderno rosa di Stefano Massini

Autore: Stefano Massini| Editore: Il Dondolo | pp. 33 


Era il 16 marzo di fine '800 quando Alfonsina Morini nasceva nella campagna sperduta di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Un posto da cui cercherà di fuggire, anche solo isolandosi, per gran parte della sua infanzia e adolescenza, fino a riuscirci.

Fuori luogo. Sono sempre stata fuori luogo, io. Il nome, il cognome, l'anno. L'esser Alfonsina invece che Alfonsin. Tutto sbagliato.Rammenta, cara mia: sei un errore con due gambe sotto. E sotto le gambe, per fortuna, i pedali.
Ma è colpa mia se là dove son nata le strade sono dritte lunghe fatte apposta per correrci su in bici?
Un quaderno rosa, Stefano Massini, p. 10

La sua storia bisogna proprio andare a scovarla, nonostante lei un po' l'abbia fatta. Perché se andate a cercare la definizione di Giro d'Italia c'è scritto chiaramente "corsa a tappe maschile". Eppure, nel regolamento non era specificato da nessuna parte e l'Alfonsina al Giro del 1924 partecipò, eccome. Mica male, per citare il testo.
Lei resterà l'unica donna del Giro d'Italia, solo 64 anni dopo verrà fondato il "Giro Rosa", l'equivalente della corsa maschile.

Corriere dello Sport su Alfonsina Morini Strada
Corriere dello Sport, 14 maggio 1924


Questo finto diario, scritto sulle pagine di un quaderno rosa con lo stemma della competizione che le viene donato insieme ai fiori alla fine del Giro, non è una favola contemporanea. È una bella storia piena di "nonostante". Nonostante fosse una donna. Nonostante suo padre, che diede via la sua Bianchi non appena scoprì che partecipava di nascosto alle gare dei dintorni.


La prima volta che vinsi qualcosa,fu una cassetta piena zeppa di ciliegie di Vignola. Mi sembravano le più belle ciliegie di tutta l'Emilia,rosse vive che nemmeno i bolscevichi in Russia.

Nonostante quel giornalista che le soffiò in faccia un "se ne torni dal marito". Mica lo sapeva lui, che proprio il Luigino ce l'aveva mandata. Ci pensò Alfonsina a farglielo presente, che poi era per questo che si era sposata, per non stare più alle regole di suo padre.
Nonostante, quindi, si fosse dovuta un trovare un marito per poter finalmente correre con la sua bicicletta, a soli 15 anni. Un marito che, però, in dono di nozze le offrì una bici. Che passò la sua vita a incoraggiarla.Che, in vista del Giro d'Italia del 1924, le disse: "Vacci o non ti parlo più quanto è vero il Cristo".

In "Un quaderno rosa" non sono solo i "no" ad accompagnare Alfonsina Morini Strada al Giro d'Italia. Ci sono anche le voci di tante donne, che fanno da sottofondo e se ne restano un po' in disparte in quel mondo ancora così tanto in mano agli uomini. Ci sono le frasi della zia paterna, Enza, che a volte cita Carolina Invernizio e l'unico libro mai letto in vita sua (e in tutta la famiglia Morini), ci sono i rimbrotti della Gina, la madre di Alfonsina, che ripeteva costantemente l'avvertimento, che poi la figlia fa suo e adatta alla sua vita: "Quando apro i miei cassetti voglio trovarli pieni". Ci sono le donne genovesi, affacciate dai balconi, che con le loro voci di sostegno l'avvolgono quando viene messa in discussione la legittimità della sua partecipazione al Giro.

...e così una dopo l'altra, da terrazzi e da finestre, poi perfino per strada, che fu come se tutte le donne di Genova fossero scese giù a darmi man forte contro quei baffi.
Un quaderno rosa, Stefano Massini, p. 13

Sembra quasi un paradosso che proprio tutto quello che l'ha ostacolata fin dall'inizio - l'essere donna, la famiglia, la piccola comunità bigotta in cui è nata - siano poi in un certo senso il suo sostegno e il centro dei suoi pensieri durante e dopo la Gara. Forse perché il trucco sta nel saper prendere il meglio di tutto e buttare via quanto è d'intralcio. Nell'accettare che le radici sono un vincolo ma anche un sostegno.


Finalisti Premio Campiello 2017
Stefano Massini tra i cinque finalisti Premio Campiello 2017


Stefano Massini, candidato al Premio Campiello 2017 con "Qualcosa sui Lehman", ce la racconta così Alfonsina Morini Strada, in questo ebook gratuito realizzato con "Il Dondolo" la casa editrice digitale del Comune di Modena diretta da Beppe Cottafavi e nata proprio con l'intento di promuovere le eccellenze del territorio, che non sono solo motori e tortellini, ma anche grandi scrittori e impavide cicliste.

Trenta pagine scritte così bene, che sembra quasi di sentirla nella testa la voce di Alfonsina che ci racconta il suo coraggio.

Trovate l'ebook gratuito sulla rete "Emilib" di MediaLibraryOnline sia in epub che in formato per Kindle.


Altri ebook gratuiti pubblicati dal Dondolo:

Nebbie e miracoli, autostrade e fast food di Ugo Cornia

Buone letture,
Angela


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Lord of Shadows di Cassandra Clare

Copertina Lord of Shadows Cassandra Clare (in italia Signore delle Ombre)



Recensione Lord of Shadows di Cassandra Clare (Simon&Schusters)

Avvertenze speciali: Julian Blackthorn, metti ansia
Lullaby: "See what I've become" Zack Hemsey


"Ricorda, Mark è al comando"
"Lui lo sa?" chiese Livvy
Julian cercò Mark nella folla sui gradini. Stava con le mani dietro la schiena, scambiando uno sguardo pieno di sfiducia con uno gnomo in pietra. "La tua recita non mi inganna, gnomo" mormorò "Ti tengo d'occhio".
Una delle scene più esilaranti di Lord of Shadows, p. 338

Ho atteso questo libro tanto, tantissimo. Ho letto tutti i libri di Cassandra Clare sul mondo Shadowhunters e la serie "The Dark Artifices" è senza dubbio la mia preferita.


Li avevamo lasciati alla fine di "Lady Midnight"("Signora della Mezzanotte") con tante questioni aperte: la rinascita di Annabel Blackthorn dopo la morte di Malcolm Fade, il ritrovamento dell'Herondale perduto Kit Rook, il ritorno a casa di Mark e la reazione del Clave, la maledizione sui parabatai innamorati e il patto segreto di Emma con il fratello maggiore di Julian.


Famiglia Blackthorn © Cassandra Jean
Famiglia Blackthorn © Cassandra Jean



La timeline di "Lord of Shadows" inizia due settimane dopo LM. Per la famiglia Blackthorn le preoccupazioni sono tutt'altro che finite. Dopo la morte di Malcom, il cui cadavere è andato perso nell'oceano, i demoni acquatici sembrano in fermento: il numero di attacchi aumenta e mette in allarme non solo l'Istituto di Los Angeles ma anche il Clave. Sono Clary e Jace (che peraltro hanno i loro problemi e sono pronti a partire per una missione segreta) ad avvisarli: un gruppo di centurioni è stato incaricato di indagare sul fenomeno. Una ventina di estranei in casa non sono esattamente il sogno proibito di Julian Blackthorn con tutti i segreti che ha da teneri nascosti: Ty, l'amore per Emma e i problemi di Arthur (che dalla morte di Fade non beneficia più della medicina che lo stregone gli preparava). 
Una ventina di studenti della Scholomance arriva quindi a Los Angeles, portando con sé sorprese piuttosto spiacevoli, tutte incarnate dalla persona di Zara Dearborn (che ho avuto la tentazione di strangolare una cinquantina di volte prima di arrivare a metà libro), figlia di uno dei maggiori esponenti della Coorte, un movimento che caldeggia il ritorno all'epoca d'oro degli Shadowhunters, quello della loro supremazia sui Nascosti, che, secondo i seguaci di questa fazione, andrebbero controllati e registrati. Parafrasando un commento di Kit: "Nessuno di voi ha imparato nulla dagli X-Men?". Evidentemente no.

I fratelli Rosales © Cassandra Jean
I fratelli Rosales © Cassandra Jean


Zara, la sua boria, il suo sorprendente futuro marito e il resto della banda (tra questi una conoscenza da "Le cronache dell'Accademia": Jon Cartwright) non sono l'unica preoccupazione. Mark credeva che non avrebbe rivisto i cavalieri della Caccia Selvaggia tanto presto, ma Gwyn si presenta alla sua porta con una richiesta: salvare Kieran dalla condanna a morte per aver ucciso Iarlath. In Lady Midnight la Clare ci ha solo fatto intravedere la Corte Unseelie. In Lord of Shadows entriamo finalmente nel regno del Re che porta lo stemma della corona spezzata, i suoi figli e il suo odio per i nephilim, più profondo di quello di convenienza della regina Seelie. 

Emma strizzò gli occhi, mettendo lentamente a fuoco Mark e Kieran. "Oh, sei tu" disse a Kieran, suonando più come la vecchia se stessa "Faccia da schiaffi. Compiuto qualche atto di mostruoso tradimento personale recentemente?"
Lord of Shadows, Cassandra Clare, p. 244

Un viaggio interessante perché, ancora una volta, il regno fatato porta alla luce debolezze e desideri dei quattro viaggiatori: Emma, Julian, Mark e Cristina. Alcuni di questi avranno delle conseguenze inaspettate, uno finirà per influenzare le loro scelte in modo irreversibile. 

Intanto a Los Angeles la situazione precipita. Kit cerca teoricamente di svignarsela dal suo arrivo in Istituto(nonché rubare qualsiasi arma che luccichi e sia piazzabile al Mercato delle Ombre), ma nella pratica si trova lentamente inglobato in un trio composto da lui e i gemelli, sempre più convinti che i centurioni mentano sul vero motivo della loro missione. Dovranno tuttavia lasciare l'Istituto nelle loro mani e nascondersi a Londra quando ancora una volta qualcuno chiederà a gran voce il sangue dei Blackthorn.


Kit Rook Herondale e Ty Blackthorn di Haunted Duck Princess su Tumblr
Kit Rook Herondale e Ty Blackthorn © HauntedDuckPrincess


E Annabel? Da che parte sta? È tornata nel mondo dei vivi, è vero. Ma vivere in un mondo tanto diverso, con il rancore dell'ingiustizia subita e mai dimenticata, non è poi così semplice. Resta solo da capire una cosa: condividere cognome e sangue è sufficiente per fidarsi di qualcuno?

Mi fermo qui, prima di svelare troppo. Anche perché, se c'è una pecca in questo libro, è quella di essere a due velocità, con una prima parte (le prime 200-300 pagine) ricca di eventi, e una seconda più lenta, uno svolgimento di quanto accaduto in quei primi capitoli verso la conclusione. Non dico che non ci siano delle belle scene, ma narrativamente la prima parte l'ho trovata senza dubbio più intensa.

Come il padre di Kit era solito dire di certi criminali, Julian era il tipo di persona in grado di scendere all'inferno e venirne fuori con il diavolo in persona che gli deve un favore.
Lord of Shadows, Cassandra Clare

Julian Blackthorn è il personaggio più forte del libro: tiene i fili della sua famiglia e di questa trilogia, che, in un certo senso, a differenza di "Infernal Devices" e "Mortal Instruments" può essere considerata quasi una saga familiare. Tutto gira attorno ai Blackthorn. Gli altri gravitano attorno come satelliti, interferendo positivamente (vedi il caso di Kit, di Magnus e Alec) o negativamente con la loro vita. Certo, c'è molto di più in Lord of Shadows: c'è la discussione di un decreto razziale, la riflessione su cosa sia giusto sacrificare per chi si ama (e adoro la diversità tra Julian e Mark in questo senso che Kieran fa notare al maggiore). Julian  farà delle scelte difficili e discutibili, che portano anche il lettore  a porsi una domanda: quanto la maledizione dei parabatai sta già influenzando il suo modo di agire? Persino Emma si trova spesso a ripensare alla sua reazione in "Signora della Mezzanotte": "A volte mi fai paura".

Deludente la parte riservata a Dru. Dalle promesse fatte su Tumblr dalla Clare mi sarei aspettata molto di più. Messa in un angolo, impegnata soprattutto a fare da babysitter a Tavvy, avrà i pochi momenti di gloria tutti per sé quasi sul finale, ma sono solo un preambolo di eventi che si svilupperanno nel seguito (anche se proprio quelle scene rivelano due importanti segreti) .


Caccia Selvaggia FanArt © Emmilinne
Caccia Selvaggia FanArt © Emmilinne


Due parti invece sono state sviluppare meglio di quanto mi aspettassi: quella su Diana che svela il suo passato e si mette finalmente in gioco e il trio Mark-Cristina-Kieran, che non sfora mai nel trash da fanfiction, come temevo.

"Non è strano"
"Lo è" disse Emma "Sei sulla strada per un triangolo fatato. O per qualche tipo di guerra"
Lord of Shadows, Cassandra Clare, p. 584

Non svelerò le quattro attese morti annunciate da Cassandra Clare sul suo account Twitter prima che Lord Of Shadows venisse pubblicato, ma posso solo dirvi che: 
  • Una vi farà piacere, ma non ve la sareste mai aspettata
  • Una vi commuoverà
  • Una vi lascerà abbastanza indifferenti
  • Una vi spezzerà il cuore


Anzi, Lord of Shadows vi spezzerà il cuore. Ho impiegato qualche giorno per elaborarlo e digerirlo, ma è un sequel che vale la pena di leggere come non sempre accade e lo dico da lettrice fortemente seriale. 
Il cruccio è un altro: "The Queen of air and darkness" uscirà solo nel 2019 e due anni di soli snippets  e teorie sono davvero tanti. Il prossimo 19 settembre uscirà invece con Mondadori l'edizione italiana "Signore delle Ombre", che leggerò in ebook perché nonostante la maggiore comprensibilità di alcuni passaggi nella mia lingua madre sia innegabile, mi rifiuto di avere quel Julian con gli occhi da pipistrello nella mia libreria.


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